domenica 17 dicembre 2006

A lezione di integrazione

Stamattina con Matteo di S. Carlo siamo andati a proporre ad uno degli esponenti della comunità islamica di Rho l'iniziativa di mettere le basi di un gruppo che sviluppi i temi della pace dell'integrazione e della non violenza.
Dopo un primo incontro martedì tra noi del Coordinamento Giovani degli Oratori e i ragazzi della Fornace ora stiamo prendendo contatti con le altre associazioni del territorio che gravitano attorno ai temi di pace e integrazione per costituire un gruppo eterogeneo che speriamo riesca a proporre in un futuro prossimo iniziative e momenti di confronto aperti alla città.
L'esperienza vissuta stamattina è stata molto positiva e mi ha ispirato qualche riflessione.
Abbiamo conosciuto Moussa (dovrei aver scritto giusto!), responsabile della scuola di arabo rivolta ai figli degli immigrati che, nati in Italia, parlano quasi solo italiano e aperta agli italiani che vogliono imparare l'arabo. Non conoscevo questa realtà fino alla scorsa riunione del coordinamento ed ero molto curioso di scoprire come si rapportasse la comunità islamica alla nostra proposta. Ad essere sincero non sapevo neppure che a Rho ci fosse una comunità "attiva" e già questa è stata una bella sorpresa.
Oggi non è successo nulla ed è successo tutto! Non avevamo pregiudizi o roba del genere semplicemente non avevamo nessuna idea in merito a quello che ci avrebbero potuto dire ed è stato questo il bello la voglia e la curiosità di ascoltare la risposta.
Abbiamo esposto la nostra idea e poi il discorso è partito per la tangente sui temi della nostra proposta e abbiamo passato un buon quarto d'ora a confrontarci a scambiarci idee così, in libertà in condivisione ed è bastato poco per constatare quanto fossimo vicini nel modo di sentire.
E' proprio vero, quando delle persone vivono bene la propria identità senza esservi arroccate inevitabilmente il discorso si fa costruttivo e si può iniziare a costruire su basi comuni.
Abbiamo parlato praticamente di tutto e abbiamo visto quanto siano vicini i valori basilari che poniamo al centro della nostra vita primo su tutti: l'uguaglianza tra gli uomini ed in secondo luogo qualcosa forse di più "religioso" un sentimento di "empatia" di "carità" verso chi ci sta intorno e in particolare verso chi sta peggio di noi.
Insomma il passo che ho fatto oggi e che mi ha aperto percorsi nuovi e in potenza molto fecondi si può condensare in questa idea:
Non importa così tanto il punto di partenza degli interlocutori per l'instaurazione di un dialogo! La cosa veramente importate è l'atteggiamento, la ricerca e la voglia di questo dialogo. Sembra scontato ma non lo è così tanto: il dialogo esiste solo quando tutte le parti lo VOGLIONO DAVVERO!
Solo così si può cercare il terreno comune su cui costruire insieme: essendo disposti ad ascoltare e avendo l'umiltà e la voglia di imparare qualcosa dall'altro. Se si pensa di essere già arrivati, di bastare a se stessi non si va da nessuna parte, ognuno rimane con le sue convinzioni.
Invece il dialogo autentico, che riconosce l'immensa ricchezza che c'è nella diversità fa crescere tutti i soggetti che si mettono veramente in gioco e crea i presupposti per rapporti interpersonali di reale fratellanza e valorizzazione delle peculiarità l'uno dell'altro.
Non vi tedio ulteriormente, si capisce che sono contentissimo di oggi, le difficoltà ci saranno inevitabilmente ma i presupposti sono buoni e la volontà c'è!
Sento qualcosa di positivo che mi fa dire che è questa la strada!
Grazie Coinquilino-del-piano-di-sopra! ;-)

Nessun commento:

Posta un commento