sabato 15 ottobre 2011

Oltre la crisi si può!


Al di là degli scontri che, come al solito, non c'entrano nulla con le istanze della manifestazione... affido alla rete le parole dette ormai tanto tempo fa da Bob Kennedy.

Aggiungo che per combattere qualcosa dobbiamo certamente farci sentire, ma anche nelle nostre proteste dobbiamo rimanere "migliori" di chi contestiamo. E anche questa volta per colpa di pochi, non sta avvenendo.

Lo scopo poi, non può essere solo fare "tabula rasa". Bisogna certamente ribellarsi ma al tempo stesso gettare le fondamenta di un'alternativa che contagi dal basso. Altrimenti questa sarà solamente un'ennesima, incredibile, occasione persa.

2 commenti:

  1. Fare tabula rasa di cosa?
    Delle pensioni date ai dipendenti pubblici dopo soli 15 anni di contributi? Del fatto che 4/5 delle Regioni italiane ricevono dallo Stato più di quanto versano? Del fatto che l'Italia ha sempre avuto una politica ultra-assistenziale con lo "Stato imprenditore" che aveva in mano imprese strategiche che sono tutte miseramente fallite, lasciando dietro di se buchi di bilancio enormi e privatizzazioni ridicole (e ovviamente pilotate)? Di quelli che adesso si chiamano "lavoratori della conoscenza" che lavorano cosi tanto e cosi bene che i laureati sono semi-anafabeti? Dei candidati al concorso per la Magistratura che si presentano con gli appunti nei reggiseni e nelle mutande? Degli ex-contestatori che oggi occupano pervicacemente tutte le poltrone nel pubblico e nel privato? Di politici di professione che hanno l'età di Yoda e hanno fatto la scuola quadri al Cremlino insieme al nonno di Bresnev?

    Facile mondarsi dai peccati sacrificando il "capro espiatorio".

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  2. Ciao Lorenzo! Grazie del commento! ;-)

    Non sto certo difendendo gli effetti deleteri del sistema. Anche se quelli che mi hai indicato mi sembrano vizi specifici della nostra Italia. Storture che sarebbero da estirpare (con i loro autori) anche se si fosse fautori del liberismo più sfrenato.

    Il mio è un discorso generale sull'ormai ovvia necessità di cambiare nel profondo il sistema economico mondiale.
    Su questo, sostengo che non sia realistico azzerare tutto per poi "magicamente" ricominciare con il piede giusto. Quello che si può concretamente fare è porre degli argini fino a vietare, dove necessario, tutti quei meccanismi che fanno esplodere il sistema e che generano disuguaglianza, precarietà ed ingiustizia.

    Lo scopo deve essere innanzitutto tornare a far contare l'economia reale più della fuffa finanziaria e in seguito, sulla linea di Kennedy, capire che la crescita puramente economica senza limite non è applicabile ad un sistema "limitato" come il nostro pianeta.
    Possiamo e dobbiamo invece, continuare a crescere in termini di qualità della vita di tutti.
    Questa credo sia la vera sfida.

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