mercoledì 15 febbraio 2012

... nelle forme e nei limiti ...

Premetto che ieri non ho visto Sanremo. Però, dato il polverone su Celentano e compagnia bella, stamattina ho dato un'occhiata su YouTube.
Non perdo tempo in alcun giudizio artistico-retorico. Sento il bisogno solamente di sfatare il mito della "sovranità-incontrastata-del-popolo" declamato ieri sera.
Questo mi pare il vero concetto fuori luogo, e forse anche pericoloso, dell'intervento del Molleggiato.
Nel caso migliore si tratta di disinformazione di massa :-|

Infatti checchè se ne dica e se ne sia sempre detto – chi con dolo, chi per semplice bisogno di suscitare facili ovazioni – la seconda parte dell'Articolo 1 della nostra Costituzione recita così:

La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione.

Omettere la precisazione finale è in piena coerenza con i tentativi di deriva populista degli ultimi 17 anni, con tanto di orde di "ultras di partito" ed elezioni ad applausometro/televoto.
Dispiace che Celentano sia caduto così in basso solo per incassare un applauso sicuro in più.

mercoledì 8 febbraio 2012

Un anno dopo, un ricordo del mio Nonno Riccardo

È l'8 febbraio 2012. Oggi è il giorno di un esame importante finalmente passato, che mi porta ad un passo dalla laurea.
E solo un anno fa, questa sera, c'era spazio per le tensioni e le disillusioni di un'ennesima sessione d'esami inziata male... tutti sentimenti però ridimensionati e pesantemente relativizzati da un altro vuoto che si apriva nella mia vita (o piuttosto un altro "pieno" che si compiva).

Da quella mattina non c'era più il mio Nonno Riccardo, volato via anche lui all'improvviso nei giorni in cui si stava cercando tra pronto-soccorso e ospedale di dare un po' più di sollievo ai suoi dolori ormai sempre più forti alla schiena.

Schiena curva di lavoratore. Dio solo sa quanti pesi ha spostato quanti lavori ha realizzato e supervisionato come solo lui sapeva fare, tra la Parrocchia San Vittore e le case della Cooperativa Casa Mia Rhodense.

Schiena dritta di ferroviere, di quegli uomini sbocciati nel dopoguerra e che hanno davvero saputo ri-costruire un paese a parte dalle città... dalle case.

Uno dei primi ricordi che ho di lui è quasi avvolto da un alone di magia. Da quando avrò avuto 3 anni capitava che qualche bella giornata di primavera mi portasse a "vedere i treni".
Andavamo in stazione, si salutavano tutti i ferrovieri, un salto nell'ufficio movimento e poi finalmente ci sedevamo sulla panchina verso il fondo della banchina del binario 1.
Erano quelle le prime volte in cui imparavo come la conoscenza dell'imminenza di un evento "temuto" dia un po' della forza necessaria per affrontarlo. Sparite le prime paure, mi divertivo al passaggio dei treni e degli assordanti locomotori.
Una sola cosa rimaneva un mistero: come diavolo facesse il mio Nonno Riccardo a prevedere il passaggio dei treni. Il binario, il verso di percorrenza, se si sarebbero fermati o meno... Addirittura mi diceva da dove venivano e dove andavano quelle carrozze e le persone che c'erano sopra.
Fornire quest'ultimo dettaglio di partenza e destinazione mi sembrava addirittura presuntuoso da parte sua. Per la serie: "va bene che indovini tutto ma anche sapere partenza e arrivo, mi sembra un po' eccessivo! E poi come fai a sapere dove stanno veramente andando quelle persone?"
A mia discolpa posso dire che in quelle ore di tarda mattinata gli annunci sonori del personale erano praticamente assenti e, non sapendo leggere, il tabellone degli orari mi risultava irrilevante; ma mi fa ancora sorridere la sua faccia divertita quando gli chiedevo come facesse a indovinare sempre!

E poi anche solo a pensarci un attimo la mente mi si popola di innumerevoli immagini, come le belle vacanze sulle dolomiti a La Villa con i tramonti d'Agosto che lanciavano raggi rosa e arancioni sulle pareti del Sasso della Croce. E una sera di quelle, quando siamo stati fuori poco dopo il tramonto perchè al TG dicevano che sarebbe passato lo shuttle Atlantis con a bordo Franco Malerba, primo astronauta italiano... eh già, anche il primo tentativo di avvistamento "spaziale" lo devo a lui.

Rapido e libero, dal piede sicuro come un camoscio sui monti e un tuttofare in casa anche in vacanza. Indimenticaibli le sue cassette per gli attrezzi da portare in viaggio per ogni evenienza... con annessi spaghi e fili di nylon per stendere... tutto occorrente che in pochi giorni degenerava nella messa in opera di mini-funivie da balcone a cortile e ritorno.

Tante cose ho imparato da lui a partire dal fatto che le grandi idee e i grandi propositi, pur dopo attenti progetti, cominciano veramente a realizzarsi solo quando alla fine qualcuno prende umilmente in mano il martello per piantare il primo chiodo. E più sul lato ingegneristico, sicuramente gli devo l'assoluta mancanza di timori reverenziali nei confronti dello "smontare" "adattare" e "modificare" le cose per tentare di farle funzionare meglio. E poi la sua costanza, fino quasi all'insistenza, che faceva il paio con un senso del dovere nei confronti della società e degli altri tipico di tanti della sua generazione.

Un anno dopo, non mi è difficile riconoscere come una parte di quella forza che con fatica ho imparato a mettere da parte per perseverare nelle difficoltà, la devo sicuramente a lui.

Grazie Nonno Riccardo per tutti questi "attrezzi" importanti che mi accompagneranno sempre!